Rituale nel tempo trasfigurato

Ritual in Transfigured Time di Maya Deren è un pezzo di danza sperimentale tanto quanto un cortometraggio surrealista. Il film sembra essere una continuazione e il culmine dell’ansia sociale provata in At Land del 1944, in quanto si concentra principalmente su una donna (Rita Christiani) che si ritrova a vagare attraverso un affollato cocktail party dove tutti gli altri sembrano conoscersi. I saluti rituali degli altri, che alla fine coinvolgono la donna, diventano sempre più coreografati, fino a quando le loro prese e uscite diventano essenzialmente una danza. Quando la scena si sposta nel giardino di una sontuosa tenuta, scoppia una sequenza ballettistica che coinvolge la donna e un uomo della festa (Frank Westbrook), punteggiata da impressionanti fotogrammi al fermo e da un ampio rallentatore. Ci sono alcuni notevoli singoli prende dove Deren apparentemente sposta la velocità della fotocamera mid-shot; vediamo la donna che corre a un ritmo normale, poi la fotocamera padelle per catturare l’uomo, inseguendola con salti aggraziati, al rallentatore. È una delle fioriture più disarmanti, dislocanti, disorientanti del cinema di Deren, forse la sua più magistrale manipolazione dei corpi nello spazio e nel tempo.

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